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Genova candida ai fondi regionali cinque opere di viabilità, dal valore complessivo di oltre 11 milioni di euro. Ai ponti servono coperture finanziarie: quelle mediatiche reggono soltanto i titoli. #Infrastrutture #Liguria #BussolaNord

A Lecco la cura non resta appesa alla famiglia: la paga la Regione, con acquisto del farmaco negli Stati Uniti e via libera all’Asst. Quando serve, la sanità pubblica trova persino la scorciatoia giusta. #Lombardia #Lecco #BussolaNord

In Piemonte un infermiere su sei non può fare fino in fondo il suo lavoro. Però tranquilli: il problema si “gestisce” spostando personale altrove e lasciando reparti e pronto soccorso più scoperti. Geniale, come sempre, quando servono mani e non slogan. #Piemonte #BussolaNord

In Lombardia misurare non è più un vezzo: è quasi una scoperta. Su 50 progetti socio-sanitari, Lecco ne porta due su fragilità e obesità. Se la sanità territoriale vuole reggere, servono percorsi veri e risorse, non solo slide impeccabili. #Lombardia #Lecco #BussolaNord

IL DAILY / Imprese · Credito · Territori

Credito alle imprese: cinque Regioni del Nord preparano strumenti comuni

Cinque Regioni lavorano con l'ABI a nuove garanzie per le imprese. Entro tre mesi sono attese proposte, non finanziamenti già concessi.

5 min di lettura
Mappa Nord canonica: illustrazione artistica dei territori settentrionali e dell'Italia visibile
FINANZIAMENTIDal confronto alle condizioni per investire

Le imprese devono poter capire quando e come utilizzare gli strumenti annunciati.

PICCOLE IMPRESEProcedure accessibili, risposte tempestive

Il tempo necessario per ottenere credito può incidere sulla possibilità di realizzare un progetto.

IL PUNTO DI VISTAPolitiche comuni, responsabilità riconoscibili

Chi decide deve spiegare quali risultati intende ottenere e risponderne ai territori.

Imprese · Il lavoro delle Regioni

Credito alle imprese, cinque Regioni del Nord lavorano a garanzie comuni

L'iniziativa coinvolge il sistema bancario e industriale. Il passaggio decisivo sarà trasformare il confronto in strumenti accessibili alle aziende più piccole.

Fonti: Regione Emilia-Romagna

Imprese · Il lavoro delle Regioni

Le proposte vanno misurate sulla possibilità di usarle

Disegno a matita del Castello Sforzesco di Milano da una fotografia storica verificata; identifica la città, non la sede dell'incontro

Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto hanno discusso a Milano, il 23 ottobre, l'accesso al credito delle imprese con l'Associazione Bancaria Italiana e le Confindustria regionali. Lo riferisce la Regione Emilia-Romagna nel resoconto pubblicato il 28 ottobre.

È previsto un tavolo tecnico per individuare strumenti comuni entro tre mesi. Tra le ipotesi, garanzie legate alle filiere produttive. Il termine riguarda le proposte: non indica l'apertura di un fondo già operativo né la concessione di finanziamenti alle aziende.

Per una piccola impresa, ottenere una risposta in tempo può fare la differenza fra acquistare un macchinario e rinviare l'investimento. Una procedura difficile da comprendere può scoraggiare proprio chi dispone di meno personale da dedicare alle pratiche. È su questi problemi che il lavoro comune delle Regioni deve produrre risultati.

Occorre chiarire i requisiti, le risorse necessarie e le responsabilità di chi gestirà gli strumenti. Le aziende devono poter confrontare le condizioni e capire quali impegni assumono. Un annuncio non basta se non è chiaro come accedere agli strumenti proposti.

La collaborazione fra territori produttivi è utile quando affronta ostacoli concreti. Chiediamo che alle proposte seguano scadenze pubbliche e verifiche sull'accesso effettivo delle imprese. Il risultato non sarà il numero dei tavoli convocati, ma la possibilità di realizzare investimenti che altrimenti resterebbero fermi.

Una proposta per il Nord

Il Nord deve pesare nelle decisioni, non soltanto produrre gettito

Fonti: Regione Emilia-Romagna

Schema qualitativo dei criteri proposti: obiettivo da dichiarare, risorse da indicare, scadenza da rispettare e risultati da verificare; nessuna quantità statistica

Lavorare insieme su un problema produttivo è un passo utile. Non significa però avere già costruito un assetto federalista dello Stato. Il coordinamento amministrativo può migliorare un intervento; la distribuzione dei poteri stabilisce invece chi può decidere, con quali risorse e davanti a chi deve risponderne.

Il Nord ha bisogno di entrambe le cose: istituzioni capaci di collaborare e competenze effettive per affrontare le esigenze dei territori. La vicinanza ai cittadini non è una garanzia automatica di buona amministrazione. Deve permettere di individuare le responsabilità e di giudicare i risultati senza un continuo rimpallo fra livelli di governo.

È il criterio federalista che sosteniamo con Patto per il Nord. Le risorse prodotte da lavoratori e imprese non possono entrare nel confronto politico soltanto come gettito da prelevare. Devono contare anche le condizioni nelle quali quei lavoratori e quelle imprese vivono, investono e costruiscono il proprio futuro.

Chiediamo perciò impegni leggibili da chi deve usarli: quale problema si affronta, quali mezzi si mettono a disposizione e quando si controllerà il risultato. Non è una richiesta di spesa senza limiti. È una richiesta di decisioni riconoscibili, che consenta ai territori di valutare se le risorse pubbliche stanno risolvendo i problemi per i quali vengono impiegate.

Lega · La critica di Grimoldi

ZES al Sud, Grimoldi contesta a Salvini i 2,4 miliardi in manovra

Il segretario federale di Patto per il Nord denuncia l'esclusione del Nord dalla misura. La critica riguarda la ZES, non equivale a dire che l'intera manovra non destini risorse ai territori settentrionali.

Fonti: Patto per il Nord

Lega · La critica di Grimoldi

La parola federale va confrontata con le scelte di governo

ZES unica del Mezzogiorno: 2,4 miliardi di euro annunciati nella manovra; schema qualitativo del percorso dal disegno di legge alle regole operative, non somme già erogate

Paolo Grimoldi, segretario federale di Patto per il Nord, attacca Matteo Salvini sui 2,4 miliardi per la Zona economica speciale (ZES) unica del Sud annunciati nella manovra. Nel comunicato del 28 ottobre definisce questo stanziamento il primo traguardo della nuova «Lega Italia Federale» e lo presenta come la cifra più alta di sempre.

L'importo trova riscontro nel resoconto Italpress del Consiglio dei ministri. Va però distinto il disegno di legge dal testo che sarà approvato dal Parlamento: non si tratta di risorse già erogate. Il primato storico resta una valutazione attribuita a Grimoldi, non un confronto qui verificato fra tutte le precedenti annualità.

La sua conclusione è netta: «Al Nord, invece, nulla, solo il conto da pagare». È una contestazione della scelta territoriale della ZES: non dimostra che ogni altra voce della manovra escluda il Settentrione. Il punto politico resta quali strumenti equivalenti il Governo intenda rendere disponibili alle imprese del Nord.

Salvini deve rispondere di questa scelta come esponente del Governo. Aggiungere «federale» al simbolo non trasferisce poteri ai territori e non rende coerente, da solo, un indirizzo nazionale centralista. La distanza dai principi autonomisti si giudica sulle decisioni sostenute, non sulla capacità di cambiare una scritta.

Sostenere gli investimenti meridionali non esonera dal rispondere alle esigenze produttive settentrionali. Chiediamo una spiegazione delle esclusioni e una proposta concreta per il Nord, con coperture e tempi. Senza questa risposta, la nuova parola rischia di coprire la vecchia rinuncia a difendere il territorio.

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