Patto per il Nord · manovra
Manovra: Patto Nord, conti in ordine grazie a tasse Nord
Patto per il Nord contesta una politica che celebra la stabilità dei conti pubblici senza dare un sollievo sufficiente ai contribuenti del Nord. Il movimento chiede un nuovo taglio dell'Irpef.
Fonti: Patto per il Nord
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Il risanamento deve lasciare più reddito a chi lavora

Patto per il Nord chiede al Governo di riconoscere il contributo dei lavoratori settentrionali ai conti dello Stato. Per il movimento, il risanamento deve permettere anche alle famiglie di avere più soldi a disposizione.
Patto stima in 400 miliardi di euro il residuo fiscale del Nord in quattro anni. Il residuo fiscale è la differenza fra le entrate pubbliche attribuite a un territorio e la spesa pubblica di cui beneficia, attraverso servizi, pensioni e altri trasferimenti. Il calcolo dipende dalle voci considerate e dal metodo utilizzato.
La critica riguarda soprattutto il ceto medio. Se il nuovo intervento sull'Irpef non arrivasse, sostiene Patto, le promesse di sostegno ai redditi resterebbero insufficienti rispetto alle spese quotidiane. Il movimento richiama il costo della vita nei territori settentrionali e le difficoltà di chi vive solo del proprio stipendio.
Il taglio richiesto si aggiungerebbe a quello già in vigore. La legge di bilancio 2026 ha portato dal 35 al 33% l'aliquota sullo scaglione fra 28.000 e 50.000 euro. Patto chiede di ridurre ancora il prelievo sul ceto medio.
Per Bussola Nord, i conti pubblici vanno giudicati anche da ciò che consentono a lavoratori e imprese. La sostenibilità del bilancio è necessaria, ma non basta a chi chiede di pagare meno tasse, ricevere servizi migliori e trattenere più risorse nei territori del Nord.
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