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Genova candida ai fondi regionali cinque opere di viabilità, dal valore complessivo di oltre 11 milioni di euro. Ai ponti servono coperture finanziarie: quelle mediatiche reggono soltanto i titoli. #Infrastrutture #Liguria #BussolaNord

A Lecco la cura non resta appesa alla famiglia: la paga la Regione, con acquisto del farmaco negli Stati Uniti e via libera all’Asst. Quando serve, la sanità pubblica trova persino la scorciatoia giusta. #Lombardia #Lecco #BussolaNord

In Piemonte un infermiere su sei non può fare fino in fondo il suo lavoro. Però tranquilli: il problema si “gestisce” spostando personale altrove e lasciando reparti e pronto soccorso più scoperti. Geniale, come sempre, quando servono mani e non slogan. #Piemonte #BussolaNord

In Lombardia misurare non è più un vezzo: è quasi una scoperta. Su 50 progetti socio-sanitari, Lecco ne porta due su fragilità e obesità. Se la sanità territoriale vuole reggere, servono percorsi veri e risorse, non solo slide impeccabili. #Lombardia #Lecco #BussolaNord

IL DAILY / Fisco, redditi e controllo della spesa

Pressione fiscale prevista al 43% nel 2026: il Nord chiede meno tasse

Per la CGIA, nel 2026 il prelievo fiscale è previsto al 43% del Pil. La richiesta federalista: meno tasse a chi lavora, più controllo dei territori sulla spesa pubblica. Il dato complessivo non misura il conto di ogni famiglia.

10 min di lettura
Mappa Nord canonica: illustrazione artistica dei territori settentrionali e dell'Italia visibile
IL PRELIEVOIl peso del fisco resta alto

Il rapporto fra entrate fiscali e Pil è previsto al 43% nel 2026. La crescita dell'occupazione e le regole contabili aiutano a capire il dato: non è la prova che tutti abbiano subito lo stesso aumento.

I TERRITORIMilano: 9.066 euro di Irpef media

Il dato provinciale sul 2024 supera la media italiana. Contano redditi più elevati e progressività dell'imposta: non esiste un'aliquota nazionale diversa per chi vive a Milano.

GLI SGRAVISgravi: 33,3 miliardi cumulati

La CGIA quantifica l'effetto cumulato degli sgravi per famiglie e piccole attività. Non è un risparmio annuo permanente e non misura il beneficio di ogni contribuente.

Fisco · il dato complessivo

Pressione fiscale al 43%: il dato previsto per il 2026 non basta a descrivere ogni contribuente

La previsione supera il 42,9% del 2025. Per Bussola Nord, la domanda resta concreta: quanto reddito può conservare chi lavora e quali servizi riceve in cambio delle imposte?

Fonti: CGIA

Fisco · il dato complessivo

La CGIA ricostruisce il rapporto fra entrate fiscali e Pil

Serie della pressione fiscale italiana in percentuale del Pil dal 2016 al 2026, con il 2026 al 43,0% indicato separatamente come previsione; scala verticale esplicita dal 41 al 43,5%

Per il 2026 la pressione fiscale italiana è prevista al 43% del Pil. La CGIA, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre, riporta il dato in uno studio sul prelievo fiscale: sarebbe il valore più alto della serie dal 2016, di poco superiore al 42,9% del 2025.

La pressione fiscale mette in rapporto il complesso delle entrate tributarie e contributive con la ricchezza prodotta nel Paese. Non è l'aliquota applicata allo stipendio e non dice quanto abbia pagato in più una determinata famiglia. Per capire quell'effetto occorre guardare al reddito, alle imposte dovute e alle misure di cui la persona beneficia.

La CGIA richiama anche l'aumento dell'occupazione e delle retribuzioni, che può far crescere il gettito, e la diversa contabilizzazione di alcune misure sui redditi da lavoro. Un beneficio registrato come spesa pubblica, anziché come riduzione delle entrate, modifica la lettura dell'indicatore senza coincidere necessariamente con un aggravio sul beneficiario.

Queste distinzioni non assolvono la politica dal compito di ridurre il peso del fisco. Impediscono però di sostenere una critica con una conclusione che il grafico non dimostra. Un livello elevato del prelievo e uno sgravio per alcune categorie possono esistere nello stesso momento.

Per Bussola Nord, la richiesta federalista è precisa: lasciare più risorse a lavoratori e imprese e rendere riconoscibile chi decide come spenderle. La tenuta dei conti pubblici serve, ma non esaurisce il giudizio su un governo: conta anche ciò che resta a chi quei conti li finanzia.

Milano · redditi e imposte

Irpef netta media: Milano a 9.066 euro nel 2024

La media italiana è di 5.788 euro. Il divario racconta la concentrazione dei redditi e la progressività dell'imposta; non misura, da solo, né il residuo fiscale né la qualità dei servizi ricevuti.

Fonti: CGIA

Milano · redditi e imposte

La graduatoria riguarda le aree provinciali e metropolitane, non il solo Comune capoluogo

Disegno a matita del Duomo di Milano e delle persone presenti nella piazza, da un riferimento fotografico verificato del 2 luglio 2026; il luogo identifica la città e non documenta il fatto fiscale

Milano è in testa alla graduatoria provinciale dell'Irpef netta media elaborata dalla CGIA sui dati del Ministero dell'Economia e delle Finanze relativi al 2024. Il valore è di 9.066 euro, contro una media nazionale di 5.788 euro. Il confronto riguarda l'intero territorio provinciale, non soltanto il Comune di Milano.

Seguono Roma con 7.536 euro e Monza e Brianza con 7.100. Sono importi medi dell'imposta, non aliquote territoriali. A parità delle altre condizioni, la disciplina nazionale dell'Irpef non cambia perché il contribuente abita in una provincia diversa; cambiano soprattutto i redditi dichiarati e la loro distribuzione.

Per questo il primato milanese non dimostra che ogni lavoratore del territorio paghi più di un lavoratore di un'altra provincia. L'imposta è progressiva: chi ha un reddito maggiore versa normalmente di più. La media non descrive la condizione di tutti e non misura quanto rimane dopo le spese necessarie.

Resta una domanda politica legittima: chi vive e produce in questi territori riesce a ottenere servizi e infrastrutture adeguati? La tabella delle imposte non fornisce la risposta. Per valutarli occorrono dati su tempi, accessibilità e risultati, non la sola classifica del gettito.

Per Bussola Nord, il contributo fiscale deve accompagnarsi a poteri e responsabilità riconoscibili. Il federalismo non consiste nel promettere lo stesso vantaggio a ogni reddito: consiste anche nel rendere verificabile che cosa viene finanziato con le risorse di un territorio e chi risponde delle scelte.

Bilancio · sgravi e coperture

Sgravi per 33,3 miliardi: la stima cumulata non è un risparmio annuo per le famiglie

Lo studio seleziona gli interventi rivolti a famiglie, autonomi e piccole attività. Per valutarli bisogna distinguere il costo delle misure per lo Stato dal beneficio effettivo del singolo contribuente.

Fonti: CGIA

Bilancio · sgravi e coperture

Nel calcolo della CGIA entrano misure diverse per destinatari e durata

Ricostruzione del calcolo CGIA in miliardi di euro: 45,7 di importi cumulati meno 12,4 di misure escluse uguale 33,3; valori arrotondati, non risparmio annuo permanente

Nello stesso studio che segnala l'elevato livello della pressione fiscale, la CGIA stima 33,3 miliardi di alleggerimenti per famiglie e piccole attività. Non sono due risultati incompatibili: uno riguarda il rapporto nazionale fra entrate e Pil, l'altro una selezione di interventi di bilancio.

La ricostruzione considera quattro leggi di bilancio, dal 2023 al 2026. La somma degli importi esaminati arriva a circa 45,7 miliardi; l'associazione esclude poi 12,4 miliardi attribuiti a risorse già predisposte dal precedente governo o a misure temporanee, arrivando alla stima di 33,3 miliardi.

È un calcolo cumulato, con il perimetro scelto dall'associazione. Non significa che ogni anno lo Stato incassi stabilmente 33,3 miliardi in meno, né che ogni famiglia riceva una quota uguale di quella somma. Destinatari, durata ed effetti dei singoli interventi sono diversi.

Per giudicare un taglio delle imposte occorre sapere chi ne beneficia e con quale effetto sul reddito disponibile. Occorre anche verificare la copertura: uno sgravio finanziato riducendo un servizio indispensabile può lasciare alla famiglia una nuova spesa da sostenere.

Per Bussola Nord, riconoscere un intervento utile non obbliga ad accontentarsi. La richiesta resta un fisco più leggero e comprensibile, con vantaggi duraturi e senza compensazioni nascoste a carico dei territori. Un bilancio va giudicato per ciò che cambia nella vita di chi lavora, non soltanto per il totale degli stanziamenti.

Una proposta per il Nord

Il Nord deve poter controllare come vengono spese le sue risorse

Fonti: CGIA

Schema qualitativo della proposta federalista del blog: risorse disponibili, scelta di un servizio, verifica del risultato e correzione della spesa; nessuna proporzione statistica

Pagare le imposte non significa rinunciare a chiedere come vengono usate. Un livello elevato del prelievo rende ancora più urgente questa domanda: quali servizi riceviamo e quali spese potrebbero essere ridotte senza danneggiarli?

La scelta federalista di Bussola Nord parte da qui. Chi amministra deve avere poteri effettivi e risorse adeguate, ma anche l'obbligo di rendere conto ai cittadini. Il vantaggio non è spostare un ufficio: è permettere a chi paga di riconoscere chi decide e di valutarne il lavoro.

Le differenze di reddito fra territori richiedono scelte adatte ai bisogni locali. Avvicinare le decisioni permette di discutere priorità concrete: quale servizio manca, quale investimento viene rinviato e quale spesa non produce un beneficio. La politica deve rispondere a queste domande, non fermarsi agli stanziamenti.

Sosteniamo Patto per il Nord perché una rappresentanza federalista può dare continuità a queste richieste: più risorse trattenute sui territori del Nord, meno sprechi e responsabilità chiare. Il sostegno politico non sostituisce la verifica dei dati; ci impegna a discutere proposte che possano reggere a quella verifica.

La solidarietà non deve diventare una giustificazione per finanziare inefficienze senza fine. Aiutare chi è in difficoltà e responsabilizzare chi spende sono obiettivi compatibili. È su questa differenza che il Nord può chiedere un cambiamento: non una promessa generica di meno tasse, ma decisioni di cui qualcuno debba rispondere.

Lega · trasporti e responsabilità

Traffico aereo, anomalia alla rete dati ENAV: Salvini risponda su prevenzione e controlli

Il post segnalato a Bussola Nord chiede responsabilità politica sui trasporti. Separatamente, i comunicati ENAV ricostruiscono l'anomalia del 16 ottobre e il ripristino della capacità operativa nella stessa giornata: non attribuiscono al ministro la causa tecnica.

Fonti: Facebook · ENAV

Lega · trasporti e responsabilità

Patto per il Nord contesta il modo in cui il ministro affronta i disservizi

Schema qualitativo dell'evento ENAV del 16 ottobre 2026: anomalia alla rete dati, continuità con sistemi alternativi e capacità operativa pienamente ripristinata; non rappresenta percentuali di voli puntuali

Patto per il Nord contesta a Matteo Salvini (ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti) di non offrire risposte adeguate ai problemi della mobilità. Nel post Facebook segnalato a Bussola Nord, il movimento chiede risultati su treni, aeroporti, strade e collegamenti: servizi decisivi anche per il lavoro e le imprese del Nord.

Separatamente da questa presa di posizione, i comunicati ENAV documentano un episodio preciso. Il 16 ottobre la società, che gestisce il controllo del traffico aereo civile, ha segnalato un'anomalia nella rete di trasmissione dati e ha annunciato il ripristino della rete primaria e della piena capacità operativa nella stessa giornata.

Il ritorno al 100% della capacità di gestione non significa che tutti i voli siano stati immediatamente puntuali. ENAV ha parlato di traffico in progressiva normalizzazione, precisando che i sistemi alternativi avevano garantito la continuità del controllo e gli standard di sicurezza.

La responsabilità tecnica di un guasto va accertata, non assegnata per appartenenza politica. Il giudizio sul ministro riguarda invece il modo in cui il sistema viene governato: la gestione dell'emergenza non esaurisce il lavoro necessario a rendere affidabili i collegamenti.

Per Bussola Nord, Salvini va giudicato su questo: affidabilità dei collegamenti e capacità di prevenire i disservizi. Il Nord che lavora non ha bisogno di una dichiarazione in più ogni volta che qualcosa si ferma. Ha bisogno di un ministro che renda conto delle soluzioni, con scadenze e verifiche pubbliche.

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