Fisco e vita quotidiana
Le tasse salgono, il potere d'acquisto scende
Il miglioramento dei conti pubblici non cancella le difficoltà delle famiglie. Al Governo chiediamo di spiegare come intende ridurre il prelievo senza tagliare i servizi essenziali
Fonti: Istat
Fisco e servizi per i territori
La stabilità deve servire anche a chi lavora

Nel secondo trimestre 2026 la pressione fiscale italiana ha raggiunto il 43,5% del Pil, mezzo punto percentuale in più rispetto a un anno prima. Nei dati pubblicati il 5 ottobre, Istat registra anche un calo dello 0,9% del potere d'acquisto delle famiglie rispetto al trimestre precedente. Sono dati nazionali, non una misura del solo Nord.
Rispetto al trimestre precedente, il reddito disponibile cresce dello 0,4%, ma la spesa per consumi aumenta dell'1,7%. La quota di reddito risparmiata scende al 6,7%. I conti pubblici, intanto, migliorano: il deficit è pari al 2,0% del Pil, contro il 2,1% di un anno prima. Il Governo deve tenere insieme questi risultati e le difficoltà di chi paga.
L'aumento del prelievo e il calo del potere d'acquisto sono fenomeni distinti: non basta accostarli per dimostrare che il primo abbia causato il secondo. La responsabilità politica resta però chiara. Chi governa deve spiegare come intende alleggerire il carico sui contribuenti e migliorare i servizi che ricevono.
Per noi la questione settentrionale parte anche da qui. A chi lavora non serve una promessa di tagli alle tasse se poi non sa quali spese verranno ridotte. Scuola, sanità e collegamenti vanno difesi; gli sprechi vanno individuati e corretti. Le coperture devono essere chiare prima degli annunci.
Sosteniamo la proposta autonomista e federalista di Patto per il Nord perché mette al centro poteri e responsabilità dei territori. Chiediamo che Regioni e Comuni possano decidere sulle proprie priorità, con risorse adeguate e conti controllabili. La stabilità del Governo è utile se produce risultati nella vita reale, non se viene rivendicata come un merito in sé.
Le idee, i territori

