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Il nostro blog

Genova candida ai fondi regionali cinque opere di viabilità, dal valore complessivo di oltre 11 milioni di euro. Ai ponti servono coperture finanziarie: quelle mediatiche reggono soltanto i titoli. #Infrastrutture #Liguria #BussolaNord

A Lecco la cura non resta appesa alla famiglia: la paga la Regione, con acquisto del farmaco negli Stati Uniti e via libera all’Asst. Quando serve, la sanità pubblica trova persino la scorciatoia giusta. #Lombardia #Lecco #BussolaNord

In Piemonte un infermiere su sei non può fare fino in fondo il suo lavoro. Però tranquilli: il problema si “gestisce” spostando personale altrove e lasciando reparti e pronto soccorso più scoperti. Geniale, come sempre, quando servono mani e non slogan. #Piemonte #BussolaNord

In Lombardia misurare non è più un vezzo: è quasi una scoperta. Su 50 progetti socio-sanitari, Lecco ne porta due su fragilità e obesità. Se la sanità territoriale vuole reggere, servono percorsi veri e risorse, non solo slide impeccabili. #Lombardia #Lecco #BussolaNord

IL DAILY / Famiglie, produzione e risorse dei territori

Inflazione al 4,2%: proteggere il reddito di chi lavora al Nord

L'Istat conferma l'accelerazione dei prezzi a settembre. Per chi vive di stipendio, la priorità è conservare la capacità di pagare le spese essenziali: una richiesta che il Nord deve poter sostenere con più risorse e responsabilità proprie.

9 min di lettura
Mappa Nord canonica: illustrazione artistica dei territori settentrionali e dell'Italia visibile
LE FAMIGLIEI rincari colpiscono di più chi ha meno

Nel terzo trimestre l'aumento dei prezzi è più forte per le famiglie con i livelli di spesa più bassi. Una media nazionale non descrive ogni bilancio familiare.

LE ESPORTAZIONIEsportare di più non significa guadagnare di più

Ad agosto l'export cresce rispetto a un anno prima, ma diminuisce rispetto al mese precedente. Valore delle vendite e quantità esportate non sono la stessa cosa.

GLI INVESTIMENTIEnergia: un aiuto regionale da mettere alla prova

In Emilia-Romagna è aperto il Fondo Energia. La verifica riguarda progetti finanziati, tempi di accesso e risparmi effettivi, non soltanto le somme disponibili.

Famiglie · costo della vita

Inflazione al 4,2%: difendere il reddito per affrontare le spese quotidiane

Il dato definitivo dell'Istat conferma l'accelerazione rispetto ad agosto. Per Bussola Nord, proteggere il lavoro significa anche evitare che le spese obbligate assorbano una parte crescente del reddito.

Fonti: Istat

Famiglie · costo della vita

I rincari non colpiscono tutte le famiglie allo stesso modo

Aumenti annui dei prezzi nel terzo trimestre 2026: 4,4% per le famiglie con livelli di spesa più bassi e 2,9% per quelle con livelli più alti, indice IPCA nazionale

A settembre i prezzi al consumo sono saliti del 4,2% rispetto a un anno prima, dopo il 3,3% di agosto. L'Istat conferma la stima preliminare: sul mese l'aumento è dello 0,7%. Energia e alimentari freschi sono fra i principali fattori dell'accelerazione.

Il rincaro non è uguale per tutti. Nel terzo trimestre, misurando i prezzi con l'indice armonizzato europeo, l'aumento annuo è del 4,4% per le famiglie con i livelli di spesa più bassi e del 2,9% per quelle con i livelli più alti. È un confronto nazionale, non una graduatoria fra Nord e Sud.

Per chi vive di stipendio o pensione, la questione è quanto rimane dopo aver pagato casa, riscaldamento e acquisti necessari. Rinviare una spesa può essere una scelta; rinunciare a ciò che serve per vivere è una difficoltà che la politica deve affrontare.

Per Bussola Nord, una risposta credibile deve unire tutela del reddito, servizi accessibili e minori sprechi pubblici. Trasferire altri costi sui cittadini non risolve il problema: lo sposta dal bilancio dello Stato a quello delle famiglie.

Il Nord deve poter discutere come usare una parte maggiore delle risorse prodotte nei propri territori. Non per distribuire aiuti senza criterio, ma per scegliere interventi adatti ai bisogni locali e chiedere a chi li amministra risultati verificabili.

Imprese · commercio estero

Export: cresce il valore delle vendite, molto meno la quantità

Le esportazioni italiane aumentano del 9% in valore rispetto ad agosto 2025 e dell'1,9% in volume. La distanza fra i due indicatori invita a guardare oltre il fatturato, che non misura i margini delle imprese.

Fonti: Istat

Imprese · commercio estero

Il confronto con un anno prima è positivo, ma ad agosto c'è una flessione sul mese

Due barre con base zero per l'export italiano di agosto 2026 rispetto ad agosto 2025: valore più 9,0%, volume più 1,9%; indicatori distinti e non addizionabili

L'export italiano aumenta rispetto a un anno prima, ma la crescita monetaria è molto più ampia di quella delle quantità vendute. I dati Istat di agosto distinguono due misure che non possono essere confuse: il valore delle esportazioni e il loro volume, depurato dall'effetto dei prezzi.

Rispetto a luglio, le esportazioni diminuiscono dell'1,5%; nel trimestre giugno-agosto crescono dello 0,7% sul trimestre precedente. I confronti descrivono intervalli diversi: il calo mensile non annulla il miglioramento annuale, ma impedisce di raccontare una crescita senza interruzioni.

Sono dati nazionali: attribuirli automaticamente alle imprese del Nord sarebbe scorretto. Per chi guarda alla manifattura settentrionale, però, la domanda è concreta: quali condizioni permettono di difendere clienti, investimenti e occupazione anche quando il valore delle vendite cresce più delle quantità?

Per Bussola Nord, la competitività dipende anche dai costi e dai tempi che un'impresa affronta prima di consegnare il prodotto: servono collegamenti affidabili, energia sostenibile e procedure comprensibili. Una politica industriale utile deve intervenire su questi ostacoli, non limitarsi a celebrare il fatturato complessivo.

Più responsabilità ai territori significa anche ascoltare le filiere che vi lavorano e individuare le opere che servono davvero. Un collegamento completato o una procedura più rapida possono aiutare a competere; una dichiarazione sul successo delle esportazioni, da sola, non modifica le condizioni di lavoro.

Energia · imprese e famiglie

Energia: la CNA stima un conto che potrebbe arrivare a 206 miliardi

La Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa confronta più ipotesi per carburanti, elettricità e gas. Per il Nord produttivo, ridurre l'esposizione ai rincari deve diventare una scelta strutturale.

Fonti: CNA

Energia · imprese e famiglie

È uno scenario condizionato dai prezzi, non una spesa già accertata

Spesa nazionale stimata per carburanti, elettricità e gas: 172,5 miliardi nel 2025 e scenario CNA 2026 di circa 206 miliardi, subordinato alle ipotesi sui prezzi; non è un consuntivo

La spesa energetica di famiglie e imprese potrebbe superare i duecento miliardi nel 2026. La CNA indica circa 206 miliardi nello scenario in cui i prezzi finali medi risultino superiori del 20% rispetto al 2025. Il termine di confronto è una spesa stimata di 172,5 miliardi per lo scorso anno.

Il risultato dipende dalle ipotesi su prezzi e consumi. Non è una fattura già pagata dall'Italia né una previsione certa per ogni azienda. Il suo significato è mostrare quanto il costo dell'energia possa sottrarre risorse alle altre spese, anche senza un aumento proporzionale dell'attività.

Dario Costantini (presidente della CNA) chiede nella prossima legge di bilancio un fondo da un miliardo l'anno per piccoli impianti fotovoltaici destinati all'autoproduzione delle micro e piccole imprese. È una proposta dell'associazione, non un finanziamento già approvato.

Per Bussola Nord, il sostegno alle imprese dovrebbe ridurre la vulnerabilità ai rincari, non soltanto compensare una bolletta. Efficienza, autoproduzione e reti adeguate vanno valutate in base ai risparmi ottenibili e ai tempi necessari, senza promettere la stessa soluzione a ogni attività.

Il Nord ha interesse a chiedere una politica energetica prevedibile. Chi investe deve sapere quali regole troverà e quanto dureranno. Affidare tutto a interventi temporanei lascia irrisolto il problema di fondo: programmare il lavoro quando uno dei costi essenziali resta difficile da governare.

Emilia-Romagna · investimenti

Emilia-Romagna: 13 milioni per investimenti che riducano i consumi

La finestra è aperta dal 12 ottobre al 30 novembre, salvo esaurimento anticipato delle risorse. È un caso concreto su cui verificare la capacità regionale di aiutare le imprese: accesso, tempi e risultati devono essere controllabili.

Fonti: Regione Emilia-Romagna · Fondo Energia

Emilia-Romagna · investimenti

Il Fondo Energia sostiene i progetti con prestiti agevolati

Composizione ordinaria del prestito agevolato Fondo Energia: 75% di provvista pubblica a tasso zero e 25% bancaria a tasso convenzionato; entrambe le quote sono da rimborsare

In Emilia-Romagna è aperta una nuova finestra del Fondo Energia. La sezione dispone di 13 milioni di euro, all'interno del Fondo multiscopo regionale finanziato dal programma europeo Fesr. La Regione ha annunciato la misura il 9 ottobre; dal 12 ottobre le imprese possono inviare le domande.

Il meccanismo ordinario combina una quota pubblica del 75% a tasso zero e una quota bancaria del 25% a tasso convenzionato. Sono prestiti da restituire, non contributi gratuiti per l'intero investimento. Gli importi vanno da 25 mila euro a un milione, con durata massima di 96 mesi.

Fra gli interventi ammessi figurano efficienza energetica, rinnovabili per autoconsumo e progetti di economia circolare. La scadenza prevista è il 30 novembre, ma lo sportello può chiudere prima per esaurimento dei fondi. Requisiti e condizioni vanno controllati sui documenti ufficiali prima di presentare domanda.

Per Bussola Nord, questo è il livello sul quale valutare una politica territoriale: uno strumento riconoscibile, un problema preciso e un'amministrazione chiamata a rispondere. L'utilità non si deduce dalla sola cifra disponibile; dipende da quante imprese riescono ad accedere e da quali interventi vengono realizzati.

Il controllo dovrebbe proseguire dopo l'erogazione: tempi delle pratiche, risparmi energetici e risultati degli investimenti. Sostenere più autonomia significa pretendere anche questa trasparenza. Le scelte regionali meritano lo stesso esame critico delle decisioni dello Stato, senza sconti per nessuno.

Una proposta per il Nord

Il federalismo deve lasciare più risorse a chi lavora

Fonti: Istat · Regione Emilia-Romagna

Schema qualitativo della proposta del blog: una decisione locale deve indicare risorse, responsabile, scadenza e risultato pubblico; non contiene dati statistici

A una famiglia che rinuncia a una spesa necessaria non basta sentirsi dire che il territorio in cui vive produce ricchezza. A un'impresa non basta sapere che le esportazioni nazionali crescono. La politica deve rendere meno difficile la vita di chi lavora, non chiedergli di accontentarsi dei risultati aggregati.

Per Bussola Nord, il federalismo serve a questo: avvicinare le decisioni ai bisogni e lasciare ai territori risorse adeguate per intervenire. Chi amministra deve poter scegliere, ma deve anche spiegare quanto costa la scelta e quali risultati intende ottenere.

Un intervento regionale non è migliore soltanto perché è regionale. Deve essere accessibile, tempestivo e utile. Il vantaggio dell'autonomia si dimostra quando cittadini e imprese possono riconoscere chi decide, controllare come spende e chiedergli di correggere ciò che non funziona.

È per questa ragione che sosteniamo una rappresentanza autonomista e federalista come Patto per il Nord. Il suo valore, per chi condivide questa prospettiva, sta nel dare continuità alle richieste dei territori: meno dipendenza dalle decisioni centrali e più responsabilità nell'uso delle risorse.

La solidarietà resta un dovere. Deve però accompagnare chi è in difficoltà, non rendere irrilevante la buona amministrazione o coprire gli sprechi senza correggerli. Un Paese più responsabile non chiede soltanto chi debba pagare: rende chiaro anche chi decide e chi risponde dei risultati.

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