Patto per il Nord · famiglie
Povertà assoluta: cresce la quota delle famiglie povere che vive al Nord
Il movimento richiama il contributo fiscale dei territori settentrionali e contesta l'assenza di una forza federalista capace di difenderne le esigenze. Il dato Istat descrive la distribuzione delle famiglie povere in Italia, non il rischio di povertà di ogni area.
Fonti: Patto per il Nord
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Patto per il Nord chiede più risorse per chi non copre le spese essenziali

Al Nord vive il 45,3% delle famiglie italiane in povertà assoluta, contro il 44,5% del 2024. Nel Mezzogiorno la quota passa dal 39,8 al 38,6%. Sono i dati Istat sul 2025 richiamati da Patto per il Nord, che chiede di trattenere più risorse nei territori per sostenere le famiglie in difficoltà.
Il confronto riguarda dove risiedono le famiglie povere, non quante siano rispetto a tutte le famiglie di ciascuna area. Su quest'ultimo indicatore, l'incidenza resta più alta nel Mezzogiorno. La crescita della quota settentrionale, da sola, non dimostra un aumento del numero delle famiglie povere al Nord.
La questione sollevata da Patto per il Nord resta concreta: vivere in un territorio produttivo non garantisce di poter sostenere le spese quotidiane. Il movimento contesta al centrodestra attuale di aver lasciato senza una rappresentanza adeguata le richieste federaliste e liberali del Nord.
Nella dichiarazione, Patto per il Nord stima in 100 miliardi annui il residuo fiscale settentrionale: la differenza fra le entrate pubbliche attribuite al territorio e la spesa pubblica che vi ritorna in servizi e trasferimenti. Chiede che una parte maggiore resti disponibile per migliorare il benessere delle famiglie.
Per Bussola Nord, produrre ricchezza e trovarsi in difficoltà non sono condizioni incompatibili. Una politica per il Nord deve occuparsi anche di chi resta indietro: più capacità di scelta sui territori ha senso se permette interventi efficaci e se chi li decide risponde dei risultati.
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