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Genova candida ai fondi regionali cinque opere di viabilità, dal valore complessivo di oltre 11 milioni di euro. Ai ponti servono coperture finanziarie: quelle mediatiche reggono soltanto i titoli. #Infrastrutture #Liguria #BussolaNord

A Lecco la cura non resta appesa alla famiglia: la paga la Regione, con acquisto del farmaco negli Stati Uniti e via libera all’Asst. Quando serve, la sanità pubblica trova persino la scorciatoia giusta. #Lombardia #Lecco #BussolaNord

In Piemonte un infermiere su sei non può fare fino in fondo il suo lavoro. Però tranquilli: il problema si “gestisce” spostando personale altrove e lasciando reparti e pronto soccorso più scoperti. Geniale, come sempre, quando servono mani e non slogan. #Piemonte #BussolaNord

In Lombardia misurare non è più un vezzo: è quasi una scoperta. Su 50 progetti socio-sanitari, Lecco ne porta due su fragilità e obesità. Se la sanità territoriale vuole reggere, servono percorsi veri e risorse, non solo slide impeccabili. #Lombardia #Lecco #BussolaNord

IL DAILY / Famiglie e risorse dei territori

Povertà assoluta: al Nord vive il 45,3% delle famiglie povere

È la quota sul totale nazionale rilevata dall'Istat per il 2025, non la percentuale delle famiglie settentrionali in povertà. Patto per il Nord chiede più risorse sui territori per sostenere chi non riesce a coprire le spese essenziali.

10 min di lettura
Mappa Nord canonica: illustrazione artistica dei territori settentrionali e dell'Italia visibile
LE FAMIGLIELa ricchezza non protegge ogni famiglia

La capacità di produrre ricchezza non mette ogni famiglia al riparo dalle difficoltà. Patto per il Nord chiede una risposta federalista.

MALPENSA–LIMAUn volo diretto da valutare senza protezioni

Cresce il sostegno alla proposta di Emirates. Il collegamento resta una proposta, non un servizio già operativo.

L'AUTONOMIALe intese attendono il Parlamento

Dopo il via libera del Governo, restano da approvare le leggi e da chiarire risorse e attuazione delle competenze.

Patto per il Nord · famiglie

Povertà assoluta: cresce la quota delle famiglie povere che vive al Nord

Il movimento richiama il contributo fiscale dei territori settentrionali e contesta l'assenza di una forza federalista capace di difenderne le esigenze. Il dato Istat descrive la distribuzione delle famiglie povere in Italia, non il rischio di povertà di ogni area.

Fonti: Patto per il Nord

Patto per il Nord · famiglie

Patto per il Nord chiede più risorse per chi non copre le spese essenziali

Quote delle famiglie italiane in povertà assoluta residenti al Nord e nel Mezzogiorno, confronto 2024 e 2025: non sono tassi di povertà fra i residenti

Al Nord vive il 45,3% delle famiglie italiane in povertà assoluta, contro il 44,5% del 2024. Nel Mezzogiorno la quota passa dal 39,8 al 38,6%. Sono i dati Istat sul 2025 richiamati da Patto per il Nord, che chiede di trattenere più risorse nei territori per sostenere le famiglie in difficoltà.

Il confronto riguarda dove risiedono le famiglie povere, non quante siano rispetto a tutte le famiglie di ciascuna area. Su quest'ultimo indicatore, l'incidenza resta più alta nel Mezzogiorno. La crescita della quota settentrionale, da sola, non dimostra un aumento del numero delle famiglie povere al Nord.

La questione sollevata da Patto per il Nord resta concreta: vivere in un territorio produttivo non garantisce di poter sostenere le spese quotidiane. Il movimento contesta al centrodestra attuale di aver lasciato senza una rappresentanza adeguata le richieste federaliste e liberali del Nord.

Nella dichiarazione, Patto per il Nord stima in 100 miliardi annui il residuo fiscale settentrionale: la differenza fra le entrate pubbliche attribuite al territorio e la spesa pubblica che vi ritorna in servizi e trasferimenti. Chiede che una parte maggiore resti disponibile per migliorare il benessere delle famiglie.

Per Bussola Nord, produrre ricchezza e trovarsi in difficoltà non sono condizioni incompatibili. Una politica per il Nord deve occuparsi anche di chi resta indietro: più capacità di scelta sui territori ha senso se permette interventi efficaci e se chi li decide risponde dei risultati.

Malpensa · collegamenti

Malpensa–Lima: il sostegno alle imprese passa anche dai voli diretti

Affaritaliani riferisce il sostegno alla rotta e l'opposizione di ITA Airways. Alvise Biffi (presidente di Assolombarda) richiama il ruolo dello scalo per le imprese. Servono decisioni trasparenti: una proposta non è ancora un volo disponibile.

Fonti: Affaritaliani

Malpensa · collegamenti

La proposta di Emirates va giudicata sull'utilità del collegamento

Lima, Palacio Municipal sulla Plaza Mayor: disegno originale a matita basato su una fotografia verificata del 2019, non una scena attuale

Un collegamento diretto fra Malpensa e Lima può essere un'opportunità per chi lavora, viaggia e mantiene rapporti economici con il Perù. La proposta di Emirates è al centro del confronto raccontato da Affaritaliani: il sito riferisce anche l'opposizione di ITA Airways all'espansione sulla rotta.

Alvise Biffi (presidente di Assolombarda) sottolinea l'importanza di Malpensa per lo sviluppo delle imprese del territorio. È un richiamo utile: le scelte sui collegamenti internazionali non riguardano soltanto le compagnie, ma anche le possibilità di accesso ai mercati per il sistema produttivo.

Il servizio resta una proposta. Non ci sono elementi per annunciare una data di partenza, un orario o la vendita dei biglietti. La valutazione deve tenere conto delle autorizzazioni necessarie e delle condizioni in cui il collegamento potrebbe essere svolto.

Per Bussola Nord, proteggere un operatore non può essere l'obiettivo di una politica aeroportuale. La priorità deve essere l'interesse di passeggeri e imprese, nel rispetto delle regole. Chi decide dovrebbe spiegare con quali criteri valuta domanda, concorrenza e vantaggi per il territorio.

Sostenere Malpensa significa consentire allo scalo di competere per collegamenti utili, non accogliere qualunque richiesta senza valutarla. Un sì o un no deve avere ragioni comprensibili. Il Nord non dovrebbe essere costretto a difendere ogni nuova opportunità come un'eccezione da concedere.

Autonomia · poteri e risorse

Autonomia: le intese non bastano senza poteri finanziati

Il Riformista pone il problema delle entrate e delle competenze effettive. Il via libera del Governo alle intese con quattro Regioni è un passaggio del procedimento: non equivale a funzioni già trasferite e operative.

Fonti: Il Riformista · Regione Piemonte · Ufficio parlamentare di bilancio

Autonomia · poteri e risorse

Il Parlamento deve approvare le leggi, poi servono risorse e attuazione

Schema del percorso delle intese: approvazione del Governo il 13 ottobre, leggi da approvare in Parlamento, attuazione da verificare; non è un grafico statistico

Il Governo ha approvato il 13 ottobre le intese definitive sull'autonomia differenziata con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria. Per renderle legge occorre ancora il voto del Parlamento, a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera. Non siamo quindi davanti a competenze già operative.

Le aree interessate sono protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, oltre alla tutela della salute limitatamente al coordinamento della finanza pubblica. La definizione delle funzioni conta più della formula usata per presentare l'accordo: bisogna capire quali decisioni cambieranno davvero.

Mario Alberto Marchi (giornalista del Riformista) richiama soprattutto il rapporto fra autonomia e denaro disponibile. Nel suo articolo, anche il tema del bollo auto serve a porre una domanda: sostituire un'entrata gestita dalla Regione con un trasferimento statale rafforzerebbe o ridurrebbe la sua capacità di scelta?

Già il 30 giugno, sulle intese preliminari, l'Ufficio parlamentare di bilancio aveva rilevato l'assenza di nuove compartecipazioni ai tributi erariali e il ricorso a risorse regionali. Quel giudizio riguarda i testi di allora: il finanziamento delle intese definitive va verificato sui provvedimenti che arriveranno alle Camere.

Per Bussola Nord, l'autonomia non si misura dal numero delle firme sotto un accordo. Si misura dalle decisioni che il territorio potrà prendere, dalle risorse che le finanzieranno e dai servizi che ne deriveranno. Chiedere di vedere questi elementi non significa frenare il federalismo: significa evitare che venga ridotto a un annuncio.

Una proposta per il Nord

Il Nord ha bisogno di scelte che migliorino la vita delle famiglie

Fonti: Istat · Regione Piemonte

Schema qualitativo delle scelte locali: risorse disponibili per casa, servizi e lavoro, con verifica pubblica dei risultati; non contiene dati numerici

Il Nord non può essere considerato soltanto il luogo da cui arrivano le risorse. È fatto anche di famiglie che devono pagare l'abitazione, di persone che rinunciano a una spesa necessaria e di imprese che cercano opportunità per lavorare. Una politica che vede soltanto la ricchezza prodotta finisce per non vedere questi bisogni.

La risposta federalista deve partire da qui. Quello che conta è chi decide come usare le risorse, quali servizi garantisce e a chi risponde se non funzionano. Avere più autonomia deve permettere di scegliere meglio, non soltanto di amministrare gli stessi problemi con un'etichetta diversa.

La solidarietà è necessaria, ma non richiede di privare i territori di ogni capacità di scelta. Deve aiutare chi è in difficoltà e rendere riconoscibile la responsabilità di chi spende. Coprire gli errori senza correggerli non tutela le famiglie e non rende più credibile lo Stato.

Patto per il Nord pone una domanda che merita una risposta concreta: perché una parte maggiore delle risorse prodotte nei territori non può finanziare il benessere di chi vi vive? Sostenere questa richiesta significa anche pretendere progetti precisi, criteri di accesso chiari e controlli sull'efficacia degli interventi.

Per Bussola Nord, un programma federalista è credibile quando si può spiegare senza slogan: quale problema affronta, quale decisione avvicina ai cittadini e quale risultato si impegna a ottenere. È su questi impegni che il Nord deve costruire la propria rappresentanza e giudicare chi gli chiede fiducia.

Lega · autonomia

Zaia chiede più autonomia: la Lega deve rispondere sulle risorse

Luca Zaia (presidente del Consiglio regionale del Veneto) considera l'intesa un inizio e chiede di estenderne il percorso alle altre materie. Per Bussola Nord, il partito guidato da Salvini deve rispondere della distanza fra i principi federalisti e la sua linea nazionale e centralista.

Fonti: Corriere della Sera

Lega · autonomia

Richiamare il federalismo non basta a realizzarlo

Schema qualitativo: alla dichiarazione federalista devono corrispondere decisioni locali, entrate adeguate e responsabilità sui risultati; nessuna statistica

Luca Zaia (presidente del Consiglio regionale del Veneto) non considera concluso il percorso dell'autonomia. Nell'intervista a Marco Cremonesi (giornalista del Corriere della Sera), accoglie l'intesa come un primo risultato e indica la necessità di proseguire sulle altre diciannove materie.

Zaia ribadisce inoltre il legame fra federalismo e questione settentrionale. Il congresso straordinario della Lega, nel suo ragionamento, deve discutere il futuro del partito. Non basta dunque una celebrazione dell'accordo: resta aperta la domanda sulla direzione politica da seguire.

Per Bussola Nord, la contraddizione è nella trasformazione della rappresentanza territoriale in un progetto nazionale e nazionalista centrato su Salvini. Il richiamo al federalismo perde forza se le priorità del Nord restano subordinate alla tenuta del vertice e agli equilibri nazionali.

È in questo senso che parliamo di tradimento politico dei principi autonomisti: non una formula contro una persona, ma il giudizio su una linea che chiedeva di dare poteri ai territori e oggi deve ancora spiegare quali risorse essi potranno governare. Una tessera o un richiamo alle origini non sostituiscono quella risposta.

Patto per il Nord propone una rappresentanza distinta e federalista. Per chi condivide questa esigenza, la verifica è semplice: quali impegni vengono assunti, chi può realizzarli e quali conseguenze ci saranno se resteranno disattesi. Il futuro del Nord non può dipendere in eterno dalla prossima discussione interna alla Lega.

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