Patto per il Nord · Elezioni
Legge elettorale, Patto Nord: incostituzionale aumento numero firme
Il movimento denuncia una penalizzazione delle forze fuori dal Parlamento. La legge è pubblicata e entrerà in vigore il 24 ottobre: la critica di Amato sulle firme non equivale a una pronuncia della Consulta.
Fonti: Patto per il Nord
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Amato contesta l'aumento delle firme, non l'intera legge

Patto per il Nord contesta l'aumento delle firme richieste per presentare le liste e lo considera incostituzionale. Nella dichiarazione del 10 ottobre il movimento denuncia soprattutto un rischio politico: rendere più difficile l'ingresso in Parlamento della rappresentanza settentrionale.
La legge 180 del 9 ottobre è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore il 24 ottobre. Alla Camera il minimo ordinario per ciascun collegio plurinominale passerà da 1.500 a 6.000 firme; il massimo salirà da 2.000 a 7.000.
Il nuovo requisito non vale indistintamente per tutti. Restano esenzioni e soglie ridotte per le formazioni che soddisfano i requisiti parlamentari previsti dalla legge. Chi deve raccogliere tutte le firme affronta dunque un impegno organizzativo diverso da chi beneficia delle agevolazioni.
Giuliano Amato (ex presidente della Corte costituzionale), intervistato dal Foglio il 10 ottobre, ritiene che proprio l'aumento delle firme possa meritare censura. Lo definisce «ai margini dell'irragionevolezza», mentre ritiene che il resto della riforma possa funzionare. Non è una bocciatura dell'intera legge.
Patto per il Nord vede nella differenza tra i requisiti richiesti alle formazioni politiche un tentativo di ostacolare la propria proposta federalista. La critica di Amato rafforza la contestazione del movimento sulle firme, ma resta distinta da una sentenza.
Per il Nord il problema precede il voto: una proposta politica deve poter arrivare sulla scheda. Aumentare tanto il numero di firme richieste significa chiedere più mezzi e più organizzazione prima ancora che siano gli elettori a decidere.
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